Cenni storici

Nella via Sant’Ambrogio, poi Via dante, la farmacia Zadei

“Superfluo ricordare ai bresciani l’antico centro cittadino testè demolito, mera accozzaglia di vecchie case malsane, sozze e cadenti, privo affatto di ogni elemento storico e architettonico che meritasse di essere conservato”.

E’ in questo modo, decisamente sconcertante per la protervia che trasuda dalle parole, che l’Annuario Guida della città e della provincia del 1933-1934 (edizioni Apollonio & C.) liquida la demolizione di una porzione antica e nobile della città di Brescia, per dar luogo alle costruzioni piacentiniane che circondano l’attuale Piazza della Vittoria.

Nella “mera accozzaglia di vecchie case malsane, sozze e cadenti”, nella via S.Ambrogio, poi via Dante, c’era anche la farmacia di Guido Zadei, arredata con mobilia disegnata in forma architettonica da Rodolfo Vantini, così come quella della farmacia Pirlo di Salò, ordinata a Vantini dall’amico ingegnere Teodosio Arrighi per il dottor Giovanni Gorris.

Nel luglio del 1928 è pronto il piano regolatore del centro cittadino, dopo che la sua redazione è stata affidata all’architetto Marcello Piacentini, sulla base di un concorso bandito nel 1927. La Guida Apollonio del 1927-1928, alla voce farmacie, indica ancora la presenza della farmacia Zadei in via Dante, al numero 9; ma sarà così ancora per poco. Quando il piano Piacentini viene selezionato viene sanzionato con Regio Decreto del 25 aprile 1929, le demolizioni sono già iniziate e la farmacia del dottor Guido Zadei, con i suoi arredi Vantiniani, come ci ricorda Vincenzo Lonati, si trasferisce in via Vittorio Veneto, al numero 2. Ed è in quella via che la ritroviamo, citata nella Guida Apollonio del 1933-1934, anno nel quale Guido Zadei muore, a pochi mesi dalla costituzione della Cooperativa Bresciana per Esercenti Farmacia, alla quale avrebbe sicuramente dato il suo apporto.

La farmacia Zadei e quella preparata per il dottor Gorrisio, in seguito passata al dottor Pirlo, sono accomunate non solo dagli arredi vantiniani, ma anche dalle frequentazioni patriottiche e politiche, che ne hanno fatto, alle fine dell’Ottocento e agli inizi del Novecento, sedi di incontri e cenacoli di cultura. “Nella vecchia, scomparsa via S.Ambrogio, la farmacia Zadei – come scrive Vincenzo Lonati, aveva visto nel suo retrobottega fervidi convegni di patrioti nella pericolosa vigilia degli avvenimenti, ai quali Brescia partecipò eroicamente; e fu essa, appunto, che diede a Girolamo Rovetta, bresciano ed amico della famiglia Zadei, lo spunto ispiratore della scena del primo atto del Romanticismo”.

Della frequentazione da parte di Giuseppe Zanardelli della farmacia Pirlo, riferiamo in una nota a pagina 104 di questo saggio. Guido Zadei era fervente patriota e uomo di cultura, studioso, membro del Consiglio di amministrazione dell’Ateneo, attivo e partecipe, anche negli ultimi periodi della sua esistenza, alla vita culturale della città.

"Il congresso della Società Nazionale per la Storia del Risorgimento, che l'Ateneo ospitò nella propria sede l'anno 1933, lo ebbe - scrive Vincenzo Lonati - tra i collaboratori più attivi e preziosi, soprattutto per l'opera presentata con particolare competenza nel riordinare il Museo bresciano del Risorgimento che l'Ateneo trasse allora dal deplorevole abbandono in cui giaceva da annia".
Guido Zadei era nato il 14 maggio del 1883 da una famiglia "nella quale la tradizione patriottica del Risorgimento era tenuta viva cme un culto".
"Ragioni pariolari di famiglia - scrive ancora il Loati - lo consigliarono ad addottarsi in chimica e a esercitare la professione paterna. Fu, dunque, farmacista, anzi farmacista ottimo, per lo scrupoloso senso del dovere professionale e, anche, per quella sua vivace snsibiltà e bontà che gli faceva trovare un lato attraente e un motivo di bene n ogni forma di vita".
E tuttavia, accanto al farmacista c'era sempre "lo Zadei che fin dall'adolescenza frequentava con appasionata curiosità intelletuale la biblioteca, gli archivi, i musei cittadini, ricercava e acquistava, sacrificandovi con gioia i suoi risparmi, opuscoli e libri rari inorno a quella che già si delineava come la corrente centrale delle sue tendenze di studioso; lo Zadei che ava gli entusiasmi della giovinezza a programmi spirituali d'azione e a battaglie come quella che sostenne nelle prime organizzazioni dell'Azione Cattolica".
"La sua opera fondamentale, che ebbe grande eco in Italia e all'estero, è quella su L'Abate Lamennais, ai movimenti relgiosi del Giansenismo, del Modernismo e alla rievocazione di figure o di episodi del Risorgimento. ..... La sua competenza in questo campo di studi era largamente conosciuta".
La cultura dunque, è il filo conduttore di Guido Zadei, nella vita privata e in quella professionale, dove la sua farmacia dove la sua farmacia offriva ai clienti un'opera mirabile del Vantini. Ora, quella moblia disegnata in stile neoclassico è di proprietà dei Civici Musei d'Arte e di Storia e stà per essere ricomposta e riproposta alla vista dei cittadini in un contesto appropriato. All'opera di restauro e di ricollocazione contribuirà la Cooperativa esercenti farmacia, in omaggio ad un uomo che ha incarnato la figura del farmacista nella sua accezione più nobile, unendo la professionalità specifica alla passione culturale più vasta e con l'intento di valorizzare un pezzo di storia e di cultura cittadina che, come in altri contesti, ha visto la farmacia essere non solo luogo di distribuzione dei farmaci, ma anche punto di riferimento della vita politica e culturale.

Per Gentile concessione
Silvano Danesi
1934 / 2004 70 ANNI DELLA CEF
Cooperativa Esercenti Farmacia